Prime impressioni veneziane (Sulla 55° Biennale d’Arte)

Fonte: Artslife
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“Palazzo Enciclopedico” è il titolo che Massimiliano Gioni ha scelto per Biennale di Venezia da lui curata, ovvero la 55° Esposizione Internazionale d’Arte, che si svolge dal I giugno al 24 novembre. Un nome, un obbiettivo: comunicare. “Curare una mostra è un po’ come una forma di scrittura nello spazio: si vogliono trasmettere dei concetti precisi attraverso l’arte”, dice. E Gioni vuole, con questa esposizione, esprimere a che punto l’arte contemporanea è arrivata oggi, ma “non certo per fare una valutazione generale –spiega-, anzi: proprio per notare la varietà di modi e forme d’espressione che caratterizzano la nostra epoca”. Una Biennale che nella vastità e molteplicità trova la sua ragion d’essere, in un’epoca in cui i generi artistici hanno da tempo perso il loro spessore specifico e sono sempre più commistionati. In un’epoca in cui la logica ampia, spaziosa e sempre mutabile di Internet ha ormai condizionato imprescindibilmente la forma mentis di quasi tutte le civiltà e Paesi.

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Giovedì 30 maggio ha partecipato all’inaugurazione del Padiglione Italia “Vice Versa” a cura di Bartolomeo Pietromarchi anche il Ministro per i Beni Culturali Massimo Bray: “Il nostro Paese per crescere deve ripartire dalla cultura-ha detto-, e sono grato a queste iniziative come la Biennale che nascono da idee di singoli individui, come molte cose che avvengono in Italia. Da parte mia mi impegnerò affinchè lo Stato riesca a devolvere più finanziamenti e aiuti alla cultura contemporanea, che ora riceve quote irrisorie. Iniziative come la Biennale sono da sostenere e applaudire sinceramente”. E, quest’anno, l’organizzazione sembra aver pensato in grande: sono 158 gli artisti che espongono, con 88 partecipazioni nazionali in tutto, di cui 10 sono paesi esordienti come il Vaticano, e in musei e istituzioni varie della città sono stati organizzati 47 eventi collaterali. Girando di Padiglione in Padiglione, dall’Arsenale ai Giardini e nelle sedi sparse in Venezia, si nota la numerosa presenza di performance (anzitutto nel Padiglione Italia quelle di Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Sislej Xhafa e Fabio Mauri, e ai Giardini quella di Tino Sehgal), di video (molto interessanti quelli nell’Arsenale, da quelli nel Corpo Centrale, fino a quelli del Padiglione della Turchia, e ai Giardini, dove segnalo quello di Artur Zmijewski, artista polacco che porta un lavoro compiuto con ciechi e disabili, ma anche di fotografie (molte nel padiglione centrale ai Giardini) e ovviamente di opere pittoriche.

Il Primo Padiglione della Santa Sede, all’Arsenale nella Sala d’Armi nord, è ispirato al racconto biblico della Genesi: il Cardinal Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha ideato e promosso la partecipazione anche del Vaticano alla Biennale per incentivare il dialogo della Chiesa con la cultura contemporanea. E gli effetti sono notevoli: Tano Festa (artista romano che introdice all’entrata del Padiglione con tre dipinti ispirati alla Bibbia), Studio Azzurro, il fotografo ceco Josef Koudelka e Lawrence Caroll, artista che si concentra sull’utilizzo di materiali di recupero, hanno affrontato con libertà, e notevole risultato, i temi della Creazione (Studio Azzurro), la De-Creazione (Koudelka) e la Ri-Creazione (Lawrence Carroll).

Al di fuori dei Giardini e l’Arsenale, tra i numerosi lavori, da notare è la mostra personale dedicata all’artista cinese Ai Weiwei in due spazi: il Complesso delle Zitelle, sede di Zuecca Project Space, e la Chiesa di Sant’Antonin. Ai Weiwei presenta Straight, il primo progetto sviluppato utilizzando lunghe barre di armatura recuperate nelle scuole crollate durante il terremoto di Sichuan del 2008. Questo lavoro, di cui una prima versione è stata presentata all’Hirshhorn Museum di Washington D.C. nel 2012, viene installato in scala maggiore presso lo Zuecca Project Space. Ai Weiwei riflette attraverso le sue opere sulla Cina dei nostri giorni, la sua preoccupazione per i diritti dell’uomo e la libertà d’espressione. La seconda opera, intitolata S.A.C.R.E.D., è una nuova installazione site specific per la 55. Esposizione Internazionale d’Arte presso la Chiesa di San’Antonin e si presenta con un immediato senso del dramma per un evento che sottende allo sviluppo contradditorio della Cina contemporanea. Sempre al di fuori della Biennale, da notare è “Unconnected”, il III Internet Pavillion, dell’artista greco Miltos Manetas a cura di Urbano Ragazzi: nel piccolissimo Oratorio di San Ludovico, chiesa ancora sacra del XVI secolo, Manetas realizza una sorta di tempio per gli “Unconnected”, ovvero le persone che ancora vivono senza account di posta elettronica o social network, “miracolosamente immuni alla dipendenza della rete”.

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