La campagna pubblicitaria sulla libertà di stampa di Reporters Sans Frontières

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Fonte: Designerblog

Oggi, 3 maggio, ricorre la Giornata mondiale per la libertà di stampa. Ovviamente non entreremo nel merito della vicenda politica con relative declinazioni geografiche, ma la campagna pubblicitaria di Reporters Sans Frontières ci offre uno spunto interessante per una riflessione comunicativa.

Alcuni attivisti di Reporters Sans Frontières, presso le fermate della metropolitana di Parigi, hanno posto delle affissioni di metri 2×3 in occasione della ventesima Giornata mondiale della libertà di stampa. Soggetti della campagna sono importanti leader di tutto il mondo: Putin, Assad, Ahmaninejad, e altri, tutti protagonisti con gesti offensivi e volti sorridenti.
Reporters Sans Frontières: la campagna pubblicitaria sulla libertà di stampa

Ancora una volta vengono presi i potenti della Terra per trasmettere un messaggio importante e universale. Non è la prima volta perché già una società elettrica li utilizzò per parlare di potere e cambiamento, come anche la Benetton per la fondazione UNHATE utilizzò importanti politici in fotomontaggi al bacio.

Rischiarsela andando a stuzzicare le persone più influenti al mondo sembra funzionare per far parlare di sé. In questo caso il rischio maggiore però è quello dei giornalisti che svolgono ogni giorno il proprio mestiere in territori nemici, o anche in casa propria denunciando una certa politica, la mafia, o contrabbando e droga.

Tutti i politici del fotomontaggio di Reporters Sans Frontières mostrano sorridenti il dito medio o il noto gesto dell’ombrello. Perché? Le interpretazioni che se ne possono dare sono controverse. Solitamente suddetti gesti sono di scherno o insulto: è forse questo che rappresentano? La loro strafottenza nei confronti del grande pubblico? Potrebbe essere.

Tuttavia verrebbe da fare anche un altro pensiero: specialmente oggi, chi dovrebbe deridere i protagonisti tacciati di scarsa amicizia nei confronti dei media, dovrebbero essere i giornalisti e la popolazione in generale, che invece si vede rivolgere quei gesti contro. Sarà forse per suscitare lo sdegno necessario per una maggiore informazione e resistenza? Forse.

La soluzione rispetto al metaforico schiaffo in faccia del visual ce la dà il copy che ci indirizza nella comprensione e quindi nella presa di coscienza. “Senza la libertà d’informazione, non c’è opposizione al potere”. Concetto sintetico e chiaro, rafforzato dalle immagini.

L’interpretazione da dare all’intero design comunicativo è quindi: se oggi come sempre non ricordassimo l’importanza e la forza che serve all’informazione, i politici ci irriderebbero e insulterebbero, se non peggio. Non fa una piega. Ogni democratico presumo sia d’accordo. Tuttavia ripensando alla forza, forse anche alla violenza di precedenti campagne, mi chiedo se quest’ultima non sia più una pasquinata che non una forte denuncia.

Nella riflessione e nel dibattito a cui vi invitiamo, vi lasciamo con l’augurio per una buona Giornata mondiale della libertà di stampa.

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