Pietro Bembo a Padova

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Fonte: Artslife

Un collezionista ante litteram, un linguista, un uomo di cultura, un letterato, un religioso e allo stesso tempo un padre, un amatore e anche un politico. Siamo nel Cinquecento, in Italia: tra Venezia, Padova, Urbino e Roma. Un’Italia ricca, curiosa, assetata di conoscenza e di bellezza. E’ l’Italia di Pietro Bembo (Venezia, 1470- Roma, 1547), che nessuna città può racchiudere e raccontare meglio di Padova: è qui infatti che, dal 2 febbario al 19 maggio, si attende la mostra “Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, a  Palazzo del Monte di Pietà e in altri luoghi della città. Chi fu Pietro Bembo? Nell’età di Giotto, Mantegna, Donatello, Raffaello, Bellini, Tiziano, Giorgione e i grandi fautori dell’arte Rinascimentale in Italia, Bembo fu un uomo di cultura, un intermediario , un punto di collegamento fra tutte queste personalità, e anche seppe trovare delle relazioni con epoche passate, classiche, sia rispetto alle arti che alla letteratura.

Al visitatore viene proposto un interessante gioco-indagine alla scoperta di una figura cinquecentesca che ha anticipato numerose epoche fino quasi ad arrivare, sotto certi aspetti, fino alla nostra (specialmente in letteratura: in un paese in piena crisi politico militare, Bembo cerca un fautore di unificazione, e vuole trovarlo nella lingua: scrive nel 1525 le “Prose della volgar lingua”, in cui codifica le regole dell’italiano, fondando le sue ricerche sulla lingua di Petrarca e Boccaccio). La mostra è il risultato di anni di ricerca, e sono stati chiesti e ottenuti prestiti di opere da diversi musei in tutt’Europa fino negli Stati Uniti. Negli scorsi mesi è stato organizzato anche un convegno internazionale di approfondimento che ha avuto il fine di raccogliere le prime idee e stendere le tracce di una ricerca che arriverà, in febbraio, ad un primo punto fermo con l’apertura dell’esibizione. La Fondazione cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, insieme a ìl Centro Internazionale Andrea Palladio e con il Patrocinio dei Ministeri Culturali ed Ambientali, hanno promosso la realizzazione di questa mostra. Che è guidata da un consiglio scientifico presieduto da Howard Burns e di cui fanno parte diverse personalità italiane e non (come Giovanni Agosti, Alessandro Nova, David Freedberg e altri). “Abbiamo voluto che emergesse il prestigio della persona di Pietro Bembo -dice Guido Beltramini, curatore della mostra con Davide Gasparotto e Adolfo Tura-. Da cui la forza della sua collezione. Suo figlio Torquato vendette numerose opere. Il grosso del lavoro è stato recuperarle tutte”. Il gruppo di ricerca è partito da un manoscritto di un visitatore che, quando Bembo era ancora vivo, aveva pensato di stendere un elenco di ciò che aveva visto: dalle gemme romane (la Corniola), ad un antico manoscritto di Pindaro, fino a tutto il Cinquecento italiano. Per cercare di coinvolgere il maggior numero di persone, la mostra prevede anche “escamotage” che potranno indubbiamente contribuire a sollevare l’attenzione, come l’aver ideato un canestro dii fragole che profumerà, visto che il Bembo stesso scrive di recarsi tutte le mattine in giardino per raccoglierne e tenerne in studio il profiìumo. L’organizzazione ha previsto anche un’audioguida che sarà molto esplicativa ed efficace, perché lo scopo è proprio quello di avvicinare il maggior numero possibile di persone a questa figura cinquecentesca.

Un percorso che tra il Palazzo del Monte di pietà e i vari ulteriori luoghi padovani, porta anche rivedere l’intera città sotto altri occhi: Padova non fu solo la patria dell’arte di Giotto. Fu un luogo vivace e indipendente, che godette di un ampio margine di libertà rispetto alla seppur vicina Venezia: con la sua Università, fondata già del 1229, nel Palazzo del Bo in centro Città, si impose fin d’allora nel panorama culturale teorico e di approfondimento, di studio, specialmente in materie legali e di medicina.

Dalla Basilica di Santa Giustina, ricostruita a seguito del terremoto del 117 e la demolizione del 1502, a quella che fu una delle abitazioni del Bembo è ora sede del Museo dela terza Armata, un palazzo elegante in centro città in cui egli custodì gran parte della sua collezione, fino alla Villa dei Vescovi, nella vicina Luvigliano di Torreggia, ora del Fai-Fondo Ambiente Italiano, che fu edificata su un un terrapieno dei Colli Euganei tra il 1535 e il 1542 come casa di villeggiatura del Vescovo di Padova, Francesco Pisani, e d’allora fu usata dai vescovi per l’estate.  Oltre alla Cappella degli Scrovegni, tornando a Padova, nei resti dell’arena romana del I secolo d.C e che racchiude il più completo ciclo di affreschi di Giotto, fino al Palazzo della Ragione, fin dal Medio Evo cuore politico ed economico della città. Ora è centro per l’arte contemporanea, e intorno al Palazzo si svolgono tutti i giorni i mercati di frutta, verdura, formaggio e carni.

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