Printemps Des Artes Fair, la controversa arte tunisina

Può una mostra d’arte scatenare l’ira di gruppi religiosi fino a costringere le autorità a imporre il coprifuoco? È successo in Tunisia, durante una delle kermesse artistiche più importanti della stagione.

Succede che l’ arte contemporanea provochi polemiche. Tuttavia quando diventano motivo di scontri violenti significa che dietro ci sono forze spesso difficili da controllare. È successo in Tunisia dove alcune delle opere esposte presso lo storico Palazzo Abdellia di  La Marsa (periferia di Cartagine), nell’ambito della decima edizione della manifestazione Printemps des Arts (1-10 giugno 2012), hanno scatenato l’ira di gruppi salafiti e di giovani teppisti costringendo le autorità a imporre il coprifuoco.
Printemps des Artes è la principale è piu’ vasta mostra di arte in Tunisia in programma in questa stagione, un laboratorio culturale che tra esposizioni, concerti e installazioni multimediali rappresenta un’occasione per riunire la maggior parte delle gallerie d’arte contemporanea tunisine. A provocare la reazione degli estremisti islamici, che hanno tentato di bloccare la manifestazione a piu’ riprese, è stato il tono giudicato blasfemo di alcune opere esposte. Nella serata di chiusura di domenica 10 giugno, giovani di un gruppo riconosciuto come salafita (una frangia integralista dell’Islam) e dei teppisti hanno fatto irruzione nel Palazzo Abdellia dell’esposizione. Qui hanno colpito e bruciato l’istallazione Le Ring dell’artista Faten Gaddes, costituita da un ring sul quale penzolavano punching balls raffiguranti volti di donne cristiane, ebree e tunisine, costringendo le autorità a chiudere il sito.
Tuttavia nella notte anche le tre tele dell’artista Mohamed ben Slama sono state lacerate. Le violenze poi non sono finite qui. Anzi sono dilagate nelle ore seguenti, tanto da costringere le autorità ad annunciare il coprifuoco in 8 governatorati del Paese. A Sousse, nel Sud della Tunisia, la mattina del 12 giugno, un gruppo di salafiti ha attaccato a colpi di bottiglie incendiarie la sede dell’Istituto superiore delle Belle arti e solo per miracolo il personale che era già a lavoro è riuscito a sfuggire alle fiamme. AJendouba, invece, sono state incendiate le sedi di alcuni partiti laici, così come la sede di un sindacato.
Alcuni hanno accusato l’evento di avere un contenuto troppo politico. Ma si tratta solo di strumentalizzazioni secondo l’artista italiano Paolo Perrelli, che vive in Tunisia da anni, ed è il direttore artistico della manifestazione. Ci dice preoccupato: “L’approccio per quel che riguarda la Urban Art è diretto. Un messaggio che ti arriva giusto al basso ventre centrando in pieno la sua missione. Il problema di questo evento (Printemps des Arts, ndr) è che non era politicizzato, ma al contrario di essere stato manipolato per la politica. Una politica di non definita natura e intenzione, caduta purtroppo talmente in basso da utilizzare il braccio violento dei fondamentalisti religiosi per dimostrare che chi possiede un’ autodeterminazione critica nei confronti dell’ oscurantismo religioso, può produrre una minaccia per il mondo islamico, quindi va ucciso”.
Intanto una  fatwa è arrivata a nei giorni scorsi da un imam di una moschea di Tunisi molto importante che condanna a morte i 27 artisti. Si difende Meriem Bouderbala, artista tunisina e curatrice di una parte di Printamps des Artes: “ La mostra è stata allestita con cura e con conteneva opere blasfeme. Cio’ che è accaduto ci suggerisce invece che c’è ancora tensione in questo Paese, risultato di un contesto politico dominato per 25 anni da una dittatura”. Intanto i liberali dicono che il governo (guidato da un partito islamico moderato) dovrebbe fare di più per proteggere dai tentativi, a volte violenti, dei Salafiti di metterli a tacere. Sono convinti che gli attacchi dei gruppi integralisti abbiano l’obiettivo finale di costringere le autorità ad applicare la  sharia, la legge islamica, in questo che fino a oggi è considerato il Paese arabo più laico. Nonostante la gravità dell’episodio, per Bouderbala gli artisti tunisini continueranno ad esprimersi liberamente, “ perché una democrazia ha bisogno anche di questo, cioè di artisti liberi”. Nel 2011 un gruppo di salafiti aveva scatenato un’altra protesta violenta a Tunisi contro un’opera giudicata blasfema: il  film Persepolis, tratto dall’omonimo fumetto della disegnatrice iraniana  Marjane Satrapi, doppiato in tunisino.
Dalla Tunisi arriva quindi, rivolto alla comunità artistica di tutto il mondo un appello online, contro le violenze fisiche e morali sugli artisti tunisini che sotto l’ex presidente Ben Ali hanno sofferto di autocensura mentre ora la censura si base su questioni religiose e morali. Potete firmare e dare il vostro contributo e l’attenzione che merita questa distorta vicenda qui.

Fonte: Wired

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